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Carlo Albè

Giovedì 15 maggio, ore 21 – Presentazione del ibro “Stabile Precariato” di Carlo Albè.

“Ho scritto una poesia di un solo rigo su un vecchio muro

Vivo cercando il fondo e grazie a chi mi ha preso il futuro

Un ambulante vende sogni mezzi rotti ai bordi di quella via

ne ho comprati solo un paio ma a che mi serve la garanzia?”

STABILE PRECARIATO è la piccola storia ignobile di Vittorio, un ragazzo che vive solo all’estrema periferia di una grande città del nord. È una lettera scritta a Lorenzo, il migliore amico di sempre migrato a Berlino in cerca di fortuna, è una confessione in piena regola di tutto quello che gli è capitato nell’ultimo anno di vita, la dolorosa decisione di vuotare il sacco.

Raccontare tutto quello che la vita ha mancato di offrirgli…la felicità, le soddisfazioni professionali, la sicurezza di poter arrivare tranquillo alla fine del mese, l’amore di una donna.

STABILE PRECARIATO è una cascata di pensieri tremendamente reali, come la disoccupazione, l’affitto da pagare, i lavoretti saltuari e i colloqui allucinanti, fino all’approdo alla Lapsus, un noto call center dove potrebbe valere la citazione dantesca…”Lasciate ogni speranza voi che entrate”.

Il luogo delle domande senza impulso, dove tutto, umiliazioni comprese, scivola via senza lasciare il segno, perché una volta grattato il fondo si trova anche la forza di vedere quello che c’è sotto.

“Sono chiuso dentro, sono lunghe le mie sere, somigliano al passo stanco di vecchie vedove nere

La mia vita è una storia ma le pagine non sono scritte, c’è ancora tempo sai, c’è ancora tanto tempo sai…per le mie dolci sconfitte…”

STABILE PRECARIATO è una sassata contro la speranza, è una galleria di orrori quotidiani senza fine, una carrellata di personaggi che puoi incontrare solo dalla sponda sbagliata del fiume, una corsa senza freni verso un finale impossibile da immaginare.

STABILE PRECARIATO è una penna che non ha voglia di fermarsi, è un foglio di carta intriso di amarezza e risate, solitudine e rimpianto, di rabbia dentro al cuore.

STABILE PRECARIATO è quello che tanti giovani non vorrebbero mai vivere.

“Ora si tratta di arrivare alla fine del mese senza avere dietro la porta quella brutta faccia del tuo padrone di casa che reclama l’affitto. Si tratta di pagare le bollette che arrivano una dietro l’altra come le frecce di una faretra e non si può fare nulla per evitarle, perché tanto il loro bersaglio è il tuo conto corrente, si tratta di riempire il maledetto frigo che il venerdì sera è desolatamente vuoto e se ci gridi dentro puoi sentire l’eco. E fa niente se dopo tutto quello che hai pagato manca la possibilità di una vita sociale degna di questo nome. Chi ci comanda ha deciso che non è una cosa necessaria, perché l’importante non è vivere…ma sopravvivere”.

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