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Antologia Fiume Po

Mercoledì 3 dicembre, ore 18.30 – Inaugurazione della mostra fotografica.

Ore 21 – Presentazione “L’Antologia del Fiume Po. Una Spoon River piacentina”, a cura di Gabriele Dadati e Giovanni Battista Menzani, edizioni Officine Gutenberg.

Saranno presenti gli autori:
Emanuela Albanese, Gabriella Brunini, Brunello Buonocore, Paola Cerri, Gabriele Dadati, Melania Dadati, Chiara Ferrari, Marco Ferrari, Domenico Ferrari Cesena, Patricia Ferro, Paolo Garetti, Piera Marchioni, Giovanni Battista Menzani, Manuela Merli, Marco Murgia, Claudio Sesenna, Barbara Tagliaferri, Ottavio Torresendi, Fabrizio Tummolillo.

Nel giugno 1804, nel firmare l’editto di Saint Cloud, Napoleone aveva ottime intenzioni: spostando i cimiteri fuori dalle mura cittadine intendeva rendere più salubri le strade, parificare i morti al di là del loro censo, concedere al culto un
luogo differente da quello della quotidianità. Come presero la cosa i francesi non importa. Quel che conta è che, quando nel settembre 1806 la decisione fu estesa al Regno d’Italia, gli abitanti del Belpaese iniziarono i dibattiti. Perché, si sa, gli
italiani da un lato tengono alla famiglia, dall’altro parlano un bel po’.
In questo contesto generale di chiacchiericcio alcuni piacentini – razza chiusa, musona e malinconica più di ogni altra – se ne rimasero zitti e passarono all’azione. Non ritenendo opportuno affidare i loro cari all’architetto del cimitero
“fuori le mura” che aveva il bizzarro nome di Lotario Tomba, presero a seppellire in riva al Po. Va da sé che la cosa doveva rimanere segreta, e che per essere tale non doveva mostrare segni esteriori: quindi niente croci, lapidi o anche semplici rigonfiamenti del terreno. Una volta sepolti i morti sarebbero stati ritrovati solo grazie a una mappa conservata gelosamente da questa specie di Congrega Del Buon Riposo. Sia come sia, nel tempo l’abitudine si perse,
perché il cimitero fuori le mura venne inglobato nella città in crescita. Non solo l’abitudine si perse: se ne perse anche il ricordo. Almeno fino all’estate scorsa, quando un gruppo di amici, sulle sponde del fiume per grigliare spiedini e
salamelle, non ha iniziato a sentire canti misteriosi levarsi dalla terra…

Gabriele Dadati è nato grassoccio nel 1982, un mese e mezzo dopo la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio, e le infermiere dell’ospedale lo chiamavano “il gigante buono”. Ha destinato la sua vita ai libri. Che, essendo in via d’estinzione,
lo porteranno con sé. Naturalmente spera che questo avvenga il più tardi possibile.
Giovanni Battista Menzani è un falso piacentino: suo padre, partigiano sulla Pietra Parcellara, era di Bologna mentre la famiglia di sua madre vanta illustri (e lontane) origini francesi. Lui non ha ancora capito se questa è una buona
cosa oppure no. Per esempio, a 46 anni suonati attende di decidere dove vorrebbe farsi seppellire, quando il gran giorno arriverà.
Insieme, in questa stessa collana, hanno curato nel 2012 il Dizionario Biografico Fantastico dei Piacentini Illustri e nel 2013 la Guida ai luoghi fantastici di Piacenza (e provincia).

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