CAMMINATE PIACENTINE

L’ultima nata tra le guide di Codex10  – sarà in libreria e in edicola tra pochi giorni – è stata curata da Achille Menzani, con la collaborazione di Robi Bertuzzi. Dalla Pianura Padana al crinale appenninico il territorio piacentino presenta un mosaico di ambienti naturali diversi tra loro, ma accomunati dal fascino discreto del paesaggio, capace di regalare angoli di straordinaria bellezza: torrenti e cascate, morbide colline e vette rocciose, folte foreste e antichi castelli contraddistinguono la nostra provincia, solcata da una ricchissima viabilità minore, che spesso coincide con quella storica. CAMMINATE PIACENTINE vuole essere uno strumento stimolante per gli escursionisti navigati, ma capace di prendere per mano prima di tutto i camminatori meno esperti, le famiglie con bambini, le scolaresche e i ragazzi dei gruppi estivi, per accompagnarli lungo le nostre vallate alla ricerca di scenari, sensazioni, silenzi e profumi che sono negati a chi si accontenta di ammirare il territorio attraverso il finestrino di un’automobile o la visiera di un casco. Le 18 escursioni proposte dalla guida di PiacenzaSera – diverse per ambientazione, distanza dalla città, dislivello, lunghezza e difficoltà – sono descritte in modo dettagliato e illustrate grazie a un corposo corredo iconografico, fatto di mappe particolareggiate e numerose fotografie; una parte consistente di queste ultime riproduce panoramiche degli ambienti attraversati dal percorso e delle emergenze più significative, ma la maggior parte ritrae fedelmente i punti più problematici, gli incroci in cui è possibile smarrire il sentiero giusto o nutrire dubbi sulla via da seguire. Sono 18 inviti a uscire dalla città, a frequentare antichi percorsi, a camminare osservando i diversi ambienti, naturali o modificati dall’uomo: il modo più affascinante ed efficace per scoprire il territorio...

THE CLOVER

La grande musica irlandese sbarca al Melville con i Clover: Sabrina Silan (fiddle), Alessando Perotti – (voce, chitarra, bouzouki, birra e salamelle), Marcello Gamba – (voce, fisarmonica, whistles, low whistle, flauti e organizzazione), Luca Sidoli – (voce, chitarra, whistles… bodhran e cucchiai, ma solo per fare il figo), Marina Chiucchiuini (voce), Luca Zaninoni – (voce, percussioni, testi in dialetto, studio grafico e sala prove). La loro storia (da http://www.the-clover.net) I Clover nacquero in un giorno che nessuno si ricorda bene nella primavera del 1998. Io stavo cercando musicisti per realizzare un mio progetto solista… mi serviva qualcuno che mi accompagnasse. All’inizio avevo pensato ad Ale (chitarra e basso) e Marcello (tastiere); avevamo già suonato insieme e mi sembravano perfetti. Così iniziammo questo esperimento senza avere le idee molto chiare su quello che avremmo fatto. Cominciammo a trovarci la sera a casa di Marcello (con grande gioia dei suoi vicini) e ad arrangiare le mie canzoni, poi qualche cover dei Waterboys, poi qualche brano tradizionale irlandese e in pochissimo tempo, quasi senza rendercene conto, ci spostammo decisamente dal pop acustico dei miei brani al folk irlandese. A quel punto cominciai a rendermi conto che il mio progetto solista aveva un piccolo difetto: era una grossa minchiata. Così cominciammo a pensare ad un nome per il neonato gruppo. Dopo giorni e giorni passati insonni a pensare e notti passate a dormire, il giorno dopo mi venne un’idea fantastica: Clover! Clover in inglese significa trifoglio, noi eravamo in tre, il trifoglio è il simbolo dell’Irlanda… e poi suonava benissimo. Agli altri piaceva… era un nome perfetto. Andammo avanti per un po’ a suonare per mettere insieme un repertorio sufficiente per un concerto dal vivo. Dopo un anno e mezzo ci sentivamo abbastanza pronti. Prendemmo accordi con il...

MOSTRA FOTOGRAFICA

A partire da giugno sono esposti alle pareti del Melville i 30 lavori tematici frutto del corso di fotografia digitale organizzato da LG Studio presso il Centro Culturale di San Nicolò. Ogni settimana sarà esposto il lavoro di un autore: si parte con il lavoro di Erica Spiaggi, studentessa di 21 anni, dal titolo “Il giardino...

TRANSIT V.P.S.

Dopo una lunghissima assenza, si ritrovano sul palco del Melville i Transit V.P.S., storica formazione della scena alternativa piacentina. Incredibile! I Transit V.P.S. si riunoranno di nuovo per riproporre quel sano crossover hard che un tempo accompagnava così bene il giubottino del ben noto colore… E’ la prima delle Reunion del Melville: gruppi e bands scioltesi ormai da anni o addirittura decenni che scelgono il nostro locale per riunirsi e suonare ancora una volta insieme. All’insegna della leggerezza e dell’Amarcord. Da Youtube alcuni estratti dall’ultimo concerto dei Transit (al Cohiba, nel 2004): http://www.youtube.com/watch?v=REnDvW8lZ0U  (intro) http://www.youtube.com/watch?v=KRUxliy33cI  (Funk at one) http://www.youtube.com/watch?v=PnNwCW5iqY0  (Wind of chapas) Transit V.P.S. – Biografia Nell’ormai lontano 1992, col pretesto di fare un concerto di capo d’anno, si formarono i Transit V.P.S. risultato della fusione dei Gadans, Moisture e da’mici vari. Transit V.P.S. – [etim.incerta] S.M. Furgone di marca Ford del ben noto colore Verde Pisello Scaccia-figa. 2 mus. Gruppo musicale dedito al Crossover-hard: a t’è luc tamme un Transit V.P.S. Subito dopo, trovato un altro cantante (il Sanfa), abbiamo deciso di fare qualche prova insieme, e mollati i mollicci Moisture e i gadani Gadans abbiamo fondato definitivamente i Transit V.P.S. Iniziano così a prender vita i primi pezzi e vengono eseguiti i primi concerti. La prima formazione è stata: Voce: Sanfa, Chitarra: Max, Chitarra: Achille, Basso: Ale, Batteria: Gigio Spiccano in questo periodo il concerto a Castelnuovo B.d’A. “Serata Rock” e la Festa dell’Unità a Piacenza nel 1993 dopo la quale, alla voce, subentra il Guancia che si guadagnerà, a turno con gli altri il ruolo di “leader indiscusso dei Transit V.P.S.” Si lavora ai pezzi nuovi riadattandoli alle capacità vocali del nuovo cantante e ci si muove proponendo concerti nell’underground soprattutto della bassa lodigiana, anche perché il povero Transit già aveva...

Racconti Piacentini del 900...

Presentazione del nuovo volume edito da Codex10 e curato da Stefano Fugazza e Gabriele Dadati, che sarà presente alla serata. Il volume raccoglie il meglio della produzione letteraria piacentina del XX secolo.  

DADA TRA

I Dada Tra si autodefiniscono “cinque signori di grande dirittura morale, figli di quel particolare humus che cresce solo ai confini dell’Impero”, e in realtà sono musicisti abili ed esperti, ognuno di loro con alle spalle esperienze importanti (Triptic, Grand Mother Milk). Nel 2011 hanno vinto una tappa del concorso per band emergenti Heineken – Keep On, riservato a gruppi che presentassero brani originali, e nel 2012 sono stati invitati al Trunera Rock Festival di San Giuliano Nuovo (Al), dal 2007 punto di riferimento della scena indie italiana. Questa la line-up attuale: Camillo Achilli, basso elettrico; Stefano Battiston, voce, chitarra acustica, tastiere; Corrado Campanella, chitarre; Stefano Gilardone, batteria; Gege Picollo, chitarre. Il loro disco d’esordio – omonimo, anche se la scritta (intradudicibile, pare) “Sequoyo” sulla bella cover può trarre in inganno – è davvero notevole; contiene nove brani originali, autoprodotti e incisi al The Pits Studio con l’aiuto di Stefano Resca. Il sound è elegante e raffinato. Trae mille ispirazioni dalla tradizione del rock “classico” e più colto dei Seventies (Steely Dan, XTC, Davis), con venature folk/west coast, persino pagine acustiche evocative e suggestive che rimandano alla stagione del progressive. L’album si apre con “1000 street”, un’ottima canzone che ricorda Jeff Buckley, mentre la successiva “Shine Today” è un pezzo con un gran tiro, con un ritornello che rimane scolpito nella testa, uno di quei pezzi misconosciuti che se fossimo in un paese normale avrebbero diritto a un giusto riconoscimento. Ma è “Percepitium”, con la sua ouverture elettronica che lascia spazio a un riff stile Coldplay e poi a un sapiente intreccio di chitarre, il brano dell’intera raccolta che maggiormente impressiona, forse insieme alla delicatissima “Afa”. Chitarre acustiche in primo piano anche nello strumentale “Di pancia vestita”, tra “Horizons”, Bert Jansch e John Fahey,...

SILVIA MONTEMURRO

Ospite d’ccezione per il Melville: Silvia Montemurro, autrice di “L’inferno avrà i tuoi occhi” edito da Newton & Compton e ispirato alla storia vera dell’omicidio di una suora in val Chiavenna. Dal sito IBS: “Un sacrificio a Satana con un piano studiato fin nei minimi dettagli e in nome di un’inspiegabile devozione al maligno. Cosa hanno in comune Elena, Vanessa e Samantha? Un legame morboso – quasi un patto di sangue -, l’eterna noia di giornate tutte uguali, la tentazione di tingere di nero le proprie vite, fino al desiderio di uccidere. Quando Vanessa torna in paese, dopo otto anni, i dolorosi ricordi legati a quella tragica sera riemergono con violenza, scatenando l’inferno nella sua mente. Strapparsi di dosso quell’orrenda colpa sembra impossibile. Silvia è più piccola delle tre ragazze, ma frequenta lo stesso istituto, lo stesso bar, a volte anche la stessa compagnia. È un comune amico a coinvolgerla un giorno in una seduta spiritica, in cui sarà evocata l’anima della suora uccisa. La vita di Silvia, la sua adolescenza, i suoi rapporti familiari si intrecciano pericolosamente con la vicenda di Elena, Vanessa e Samantha. Domande ossessive e inquietanti riempiono le pagine del suo diario: cosa può averle spinte a compiere un gesto tanto efferato? Avrebbe potuto commettere anche lei quel delitto? In una sorta di identificazione con le carnefici, Silvia rivive un episodio macabro e ai limiti dell’umana comprensione, la deformazione di tre menti convinte di essere votate al...

BRINGER OF WAR

Uno stra-ordinario set acustico della metal band piacentina, che accompagna lo scrittore Pietro Gandolfi nella lettura dei suoi racconti (“Dead of night”) recentemente editi da UniversItalia, all’interno della collana Horror Project. Perché di orrore si tratta. Un orrore a noi vicino, tangibile, che sconvolge la notte di Santa Lucia o nascosto nelle fitte cortine di nebbia padana, o dell’entroterra ligure – come nel caso del primo racconto (“Nebbia a Triora”), che narra di immaginifiche streghe dedite al gang bang – oppure in squallidi locali per alcolizzati alle prese con delusioni d’amore (“L’arte della sottrazione”, puro splatterpunk), o ancora nella classe di un adolescente solitario che non perde tempo con i coetanei ma che studia il modo di riportare in vita il cadavere di suo zio per vincere il premio di scienze (“Il Progetto di Jeremy”): sorprendenti le analogie con l’ultimo Tim Burton… così come nella cover goticheggiante. La lettura è gradevole e appassionante, anche per i non esperti del genere: “Più si va avanti e più le storie sembrano uscire con facilità. I personaggi si scrivono da soli, perché sono tutti riflessi della personalità di chi li crea”, racconta lo stesso Gandolfi in un’intervista al sito horrorproject.fan-club.it, nella quale inserisce tra i ringraziamenti il rimpianto Vittorio Curtoni, tra i maestri dell’horror in Italia (dove non gode di una grande tradizione, a differenza di quelli anglosassoni). I riferimenti li cita lui stesso, nel corso dell’intervista: “Dentro si può trovare di tutto, dallo Splatterpunk a Richard Laymon, da Clive Barker ad autori più classici come Lovecraft, fino alle atmosfere di tanti film di ieri e di oggi, anche se nel mio caso le ispirazioni partono dal New Horror degli anni ’70 e ’80 di autori come Romero e Hooper, ma anche di quel cinema successivo al...

COLPANI E MIKELESS

Un duo divertente e sensibile, Alessandro Colpani e Mikeless presentano il loro nuovo disco al Melville.  Dalle ore 22 Potete guardare su Youtube un’intervista del mitico Gio Castagnetti ad Alessandro Colpani e Mikeless:  http://www.youtube.com/watch?v=uhENSf4WCns ESTRATTO DAL SITO WWW.PIACENZAMUSICPRIDE.COM La recensione del disco “Col dovuto rancore” del gruppo “Spiritosi ma non troppo”, dietro il cui nome si nascondono Alessandro Colpani e Mikeless, a opera di Simone Spreafico dei Mercanti di liquore. Forse questa cosa ci mancava. Forse la cercavamo ma ancora non c’era. Il concetto è semplice: un cantautore del passato sparato nel futuro. Ivan, Francesco, Claudio, Franco che accendono un computer e si vedono in un mondo nuovo. Un mondo fatto di blog, di disoccupazione, di padroni, di tutto e di niente. Forse mancava davvero un chiaro ed acuto concetto del presente frammisto ad una apertura lucida e attenta del futuro, una finestra che, in stile “Fringe”, si apre dal passato su un Pianeta futuro parallelo. Non servono effetti speciali, né appigli, né illusioni (“Vite”). Siamo in un mondo disperso, sfumato, dove “i tempi d’oro” non ci sono più. E le note, i testi scivolano via come acqua, allo stesso tempo, però, aridi, asciutti, semplici, proprio come l’acqua che ora non c’è più. Vecchi, giovani, vecchi giovani rifatti, uomini che abitano queste canzoni, se ne impossessano (“Domani”), le rapiscono, quasi volessero parlare attraverso di esse, quasi volessero dire che, nonostante tutto, loro, gli uomini, ci sono ancora: stanchi, flaccidi, svogliati di sesso, con le chiappe a forma di sedia, divorati dai loro computer, inglobati nei loro video luminosi che li scarnificano come lupi nel ghiaccio. “Col dovuto rancore” è un disco che ci mastica, ci rumina, ci inghiotte e ci risputa fuori consci che esiste uno stomaco, più sani e più saggi, più coscienziosi...

ERMANNO MARIANI

Stavolta è ospite del Melville l’amico Ermanno Mariani, autore del recente “Oscuri delitti”, in uscita in questi giorni con una ristampa di Parallelo 45 riveduta e ampliata. Oltre ai dodici casi irrisolti della prima edizione Filios, dove i colpevoli hanno sempre dichiarato la loro innocenza, si aggiunge un tredicesimo caso intitolato “Il mistero della chiesa degli Appestati”: quello di Roberto Bossi, di Castel San Giovanni, e dell’amico Rapalli, entrambi trovati cadaveri – nel 1996, a distanza di due anni – nello stesso bosco di Pontremoli.  Una storia di messe nere e di sette sataniche. Tutte le storie seguite in prima persona dall’autore che di professione fa il giornalista di cronaca nera. Alle ore 21.15, alla presenza dell’editore Fabrizio Filios (Parallelo 45) e di Paola Pinotti (PiacenzaSera.it) Fotografia dal blog   http://labatusa.wordpress.com  (grazie) In copertina, un disegno a colori di Giovanni Freghieri, storico illustratore di Dylan...

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